Mi era venuto in mente un incipit vagamente facebookiano, tipo: "Alessandra è invidiosa della canzone degli Stratovarius "Hunting high and low" ma mi sembrava un tantino triste. Allora ho provato a correggere un po' il tiro con: "Cantami o diva dell'Alessandra l'invidia funesta" ma mi pareva un po' eccessivo. Quindi ho provato con: "Era un'invidia buia e tempestosa" ma, oltre che buia e tempestosa era anche troppo melodrammatica. Ma non mi sono data per vinta e nell'ordine sono usciti fuori: "Quel ramo dell'invidia di Como", che suonava vagamente altezzoso anche se saranno solo in venticinque a leggere questo post, e "E' verità universalmente riconosciuta che l'invidia" che era invece un po' troppo supponente. Oppure c'era:"Una delle poche, anzi forse la sola ch'io sapessi di certo era questa: che ero invidiosa. E me ne approfittavo", ma era troppo roboante (e poi presumo di sapere di certo anche altre cose). Ma ormai entrata nel tunnel degli incipit più disparati, tornai a saccheggiare la letteratura: "Placida invidia e verecondo raggio"; "D'in su la vetta dell'invidia antica" fin quando decisi che lo stare tre quarti d'ora sopra l'inizio di un post avrebbe mandato a monte tutto il ben fatto, quindi basta: si torna ai primordi: "C'era una volta l'invidia".
Dunque. C'era una volta l'invidia, che non era invidia di questo o di quello, ma bensì un'invidia assai più specifica. Oggetto dell'invidia è una inconsapevole canzone degli Stratovarius, inconsapevole cioè del fatto che è capace a giorni alterni di darmi la carica come il Pocket Coffee e di mandarmi nei meandri della disperazione più cupa.
La prima situazione si verifica in genere dopo esami vari: patente, maturità, università. La frase chiave in genere è: "now I'm leaving my worries behind, feel the freedom of body and mind".
La seconda situazione si verifica generalmente quando vengono pronunciate le fatidiche parole: t"he storm that is gathering near", "after the storm there's a calm, through the clouds shines a ray of the sun",
L'invidia nasce appunto dal fatto che in appena quattro minuti e sei secondi il cantante vede avvicinarsi la tempesta, se la scampa, e dopo la tempesta arriva la calma con il sole, gli uccellini che cinguettano e l'erba verde e la rugiada... Vabbè, non proprio, ma l'idea di fondo è questa.
Io invece in, diciamo, poco meno di 20 anni sono rimasta incastrata nella tempesta che mi sballotta di qua e di la e non so come uscirne. C'è da precisare però che ho un ombrellino che mi ripara dalla piogga abbastanza bene (diciamo che sono entrata nella fase della vita che definirei à la "Julie Mayer" o à la "Rory Gilmore") mentre tutto ciò che mi sta intorno si schianta contro un iceberg, dopo qualche manovra sbagliata e poco convinta per mettere le cose a posto. Una specie di, sì, insomma: "Tutta la barra a tribordo! Indietro tutta! Attivare il motore di inversione! Attuare inversione di marcia! Tutto a babordo!". Che poi lo sappiamo tutti come è finita, no?