Una sola parola:
SOOOOOONNOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!
Non è mia abitudine vantarmi spudoratamente ma dovrò pure farlo sapere a qualcuno che dopo una miriade di 8.5 ho preso finalmente 9 in un tema di italiano...
Detto questo, mi sto gustando l'eclissi
Ho appena scoperto una cosa carina sul telefilm "Sabrina, vita da strega"
Nell'episodio trasmesso ieri in replica, le zie di Sabrina, Hilda e Zelda Spellman, poichè il loro Halloween si prospettava noioso, decidono di invitare a cena il noto scrittore horror Edgar Allan Poe (doppiato da Fabrizio Pucci), autore de "Il pozzo e il pendolo" (che dovrei comprare, se mi decidessi ad andare in libreria). Ebbene, la serata si rivela un fiasco perché Poe aveva cambiato genere, ma la cosa interessante è: nell'episodio EDGAR ALLAN POE era interpretato da EDGAR ALLAN POE IV, un suo discendente. Nel link potete trovare la sua filmografia.
http://www.imdb.com/name/nm0688092/
Tra l'altro Edgar Allan Poe IV aveva vestito i panni del suo famoso antenato anche nel film "Monkeybone"
Uhm, cos'è questo? Questo è l'emblema, l'esplicito significato, il simbolo del post di ieri.
COME SI MANTIENE UNA AMICIZIA?
Una madre e suo figlio stanno camminando sulla spiaggia.
Ad un certo punto il bambino dice: "Mamma come si fa a mantenere un’amicizia?"
La madre guarda il figlio sorridendo e poi gli dice: "Raccogli un po’ di sabbia."
Il ragazzo si china e raccoglie una manciata di sabbia finissima.
La madre allora, sempre sorridendo: "Ora stringi il pugno…"
Il ragazzo stringe la mano attorno alla sabbia e vede che, più stringe,
più la sabbia gli esce dalla mano.
"Mamma, la sabbia se ne scappa…"
"Lo so, caro… Ora tieni la mano completamente aperta…"
Il ragazzo ubbidisce, ma una folata di vento porta via parte della rimanente.
"Anche così non riesco a tenerla…"
E la madre, sempre sorridendo:
"Adesso raccogline un altro po’, e tienila con la mano aperta a cucchiaio…
così.. abbastanza chiusa per custodire, e abbastanza aperta per la libertà".
Il ragazzo riprova, e questa volta la sabbia non sfugge dalla mano, ed è protetta dal vento.
"Ecco come far durare un’amicizia…"
Kherydan
Poniamo che:
Io sia una personalità che ama fino ad un certo punto stare in compagnia, ma quando ho l'occasione di starmene un po' per conto mio, ne approfitto subito. Che so, magari leggo un libro, guardo un bel film, scrivo... cose così insomma. E' un mio diritto no? Do fastidio a qualcuno? Direi di no.
E allora, sulla scorta di quanto detto sopra, io mi rompo veramente le scatole quando la gente insiste per mandarmi a casa sua o peggio ancora insiste per venire da me!!! Se ti voglio invitare ti chiamo IO! E che caspita... e se poi ti faccio venire sul serio, magari alle 15.00 non mi metti le tende a casa fino alle 20.30. Vedi che mamma sta cucinando, la cena è quasi pronta, abbi l'accortezza di dire "ora sarà meglio andare". E se poi io vado a casa tua, se ad un certo punto voglio tornare a casa, non insistere per non farmi partire. Ogni volta i parens non mi possono chiamare sul cellulare perché mi credono dispersa. Non mi stupirei se nelle loro rubriche abbiano segnato anche il numero di "Chi l'ha visto?". Potrebbe anche essere.
Tutto ciò è stressante. Anche se ormai ho imparato a tirarmi fuori dai guai. Una volta, passeggiando con una persona, dato che era saltato il programma che avevamo preparato, stavamo tornando a casa a piedi. A questa persona viene la brillante idea di autoinvitarsi. Io, con educazione le dico "senti devo ancora finire i compiti, poi vado a cena da nonna, proprio non ci riesco se vieni da me". E che mi sento rispondere? "Dai, vengo da te e ti guardo mentre studi!". Che cosa? Ma stai scherzando? Cioè, credi che mi farai combinare qualcosa se mi stai lì come l'avvoltoio sulla spalliera parlando di tutto quello che ti passa per la testa? Ero nel panico. E adesso come me la levo di torno? E adesso che faccio? Poi, lampo di genio!!!!! Tiro fuori di nascosto il cellulare e andando un po' a tentoni faccio partire la suoneria. Poi, con la faccia sorpresa spengo la suoneria e faccio finta di rispondere. E comincio a parlare al telefono, fingendo che chi mi chiamava aveva dimenticato il libro di latino a casa mia e che dovevo riportarglielo altrimenti non poteva studiare. E così dopo aver parlato da sola, anzi dopo aver magistralemente recitato un soliloquio (roba da far spavento anche a Don Abbondio - "Carneade, chi era costui?") vado a casa tranquilla e, cosa più importante, da sola!
Morale della favola: io ci sto bene in compagnia, ma porca puzzola, non soffocatemi. E soprattutto, non autoinvitatevi!
L'estate sta finendo, e un anno se ne va, sto diventando grande...
Be', l'estate non sta affatto finendo, nemmeno è cominciata ma è vero che un anno se n'è andato e che ora me lo porto sulle spalle.
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Grazie mille ai miei compagni di classe, a Marisol, a Marco, a Ludovica e agli amici del forum di www.aparalleluniverse.it per gli auguri!!!!!
Happy birthday to you happy birthday to me
non cambierà un gran che
tanto sei sempre tu sempre scemo così
non è poi grave
adesso mi alzerò e farò finta che
sia un giorno uguale a
tutti gli altri però non sarà semplice
ma poi mi passerà
dovrò solo evitare
lasciarlo squillare
non fare l’errore
rispondere e dire
no grazie di cuore
non ti disturbare
ma che festeggiare
uno in più
nient’altro che un numero
uno in più
nient’altro che più
vado avanti più mi sembra che
io mi possa fidare di me
non tantissimo un pelo di più
ma sempre un po’ di più
Happy birthday to you happy birthday to me
da quanto tempo è
che non mi mettono più candele ma numeri
sopra le torte
quando venivano i miei compagni da me
dopo la scuola
tutti brindavano con l’aranciata che
mia madre aveva
comprato apposta
sembrava già festa
i regali la penna
la stilo che costa
la nonna la busta
big jim l’autopista
vi porto altra torta
o vi basta
uno in più
nient’altro che un numero
uno in più
nient’altro che un simbolo
perché più
vado avanti più mi sembra che
io mi possa fidare di me
non tantissimo un pelo di più
ma sempre un po’ di più
Happy birthday to you happy birthday to me
ma quanta strada che
devo avere già sul contachilometri
senza grippare
guardo indietro e so già che cosa troverò
nel mio passato i regali che mi ha fatto il tempo e che avrò
per sempre addosso
luoghi persone
tramonti città
autogrill motorini
gazzette nei bar
fidanzate perdute
trovate motel
libri dischi
profumi che ho in me
uno in più
nient’altro che un numero
uno in più
nient’altro che un simbolo
perché più
vado avanti più mi sembra che
io mi possa fidare di me
non tantissimo un pelo di più
ma sempre un po’ di più
883 - Uno in più
Ecco qua il risultato sul colore della spada laser. Data la mia profonda fede imperiale credevo che uscisse rossa...
Green is your Lightsaber's color.Green is the color of nature. It symbolizes growth, harmony, and freshness. Green has strong emotional correspondence with safety. Green is also commonly associated with wealth and happiness, so someone with a green lightsaber like yourself is a fortunate soul.
Take this quiz!
Ei fu. Siccome immobile, stette davanti al pc aspettando l'ipirazione per un post.
Be', a parte questi attacchi poetici che ogni tanto si impossessano della mia persona, tanto che in vari momenti della giornata mi portano a declamare i primi versi dell'Iliade e dell'Odissea, non ho niente da dire che possa interessare ad un quasiasi spiritello che fluttuando leggero navighi per il blog, quindi ma sì, libero post in libero mare.
Ieri interrogazione di Dante e oggi compito di chimica. E se Dante mi ha regalato un bell'otto con la legge del contrappasso di chimica sicuramente avrò un bel quattro. E dato che non è certamente chimica la mia materia, baf... pazienza.
Lunedì, a quanto pare, anche Italia 1 mi farà il regalo di compleanno, trasmettendo le repliche dal primissimo episodio, di "Sabrina, vita da strega", il telefilm che in assoluto mi ha fatto amare il doppiaggio. Poco importa se ormai conosco tutte le puntate a memoria, lo guarderò sempre e comunque. Inoltre ho scoperto anche che, per me, è un ottimo antistress. Quando sono stressata (in pratica 200 giorni all'anno) mi preparo i miei telefilm terapeutici e voilà.
Orbene, considerando che ho aperto il post con incipit poetico, ritengo quantomeno doveroso chiuderlo con un congedo altrettanto poetico:
Ecco qua una mia rilettura in chiave moderna della poesia italiana, scritta di getto tra un sabato e una domenica di assoluta noia.
Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai davanti ad una siepe, sopra un ermo colle che mi fu sempre caro e il naufragar m’è dolce in questo mare perché il bagnino si era assentato e io avevo bevuto un caffè troppo zuccherato. In effetti quel 5 maggio era stato un po’ movimentato anche se Napoleone fu siccome immobile nonostante il mare urlava e biancheggiava…
Per non parlare poi del fu Mattia Pascal, che non c’entra niente ma mi serviva un soggetto per il mio delirio, che essendosi illuminato d’immenso ha dovuto pagare una bolletta della luce mostruosa, cosicché dalla disperazione si è ucciso buttandosi da un albero, dove come d’autunno sugli alberi le foglie non è raro vederci appollaiato qualche soldato, oppure era solo Ungaretti che mangiava troppo pesante la sera. Naturalmente il nostro Mattia aprì un grande vuoto nei suoi amici più cari che con lui avevano sceso almeno un milione di scale, o perché la palestra era chiusa o perché l’iscrizione costava troppo. Fatto sta che Foscolo pianse a lungo la sua morte e al riguardo scrisse anche una poesia, “in morte del fratello Giovanni”. Giovanni perché Foscolo era una frana con i nomi (infatti Mattia è difficile da ricordare) e fratello non perché fosse effettivamente il fratello ma perché gli piaceva parlare come nel bronx: “ehi fratello, come butta?” eccetera…. Che poi non si è ancora capito dove abbia trovato il bronx nella sua amata Zacinto, che come tutti sanno ora si chiama Zante, cosa che provocò nel poeta un enorme scombussolamento emotivo, dato che in geografia era una frana e non riuscì più a ritrovare la sua terra natia, poiché il nome Zante gli ricordava la pronuncia emiliana di Dante.
Tutta la sua confusione geografica aumentò quando D’Annunzio con aria baldanzosa gli cominciò a descrivere un pineto. Così Foscolo andò in esilio solo e pensoso, e non fece più ritorno in patria perché, oltre ai motivi già citati, non essendosi riadattato agli occhiali non riusciva a leggere i cartelli stradali, e, cosa ancora più grave, non vedendo niente, non si accorse che sopra un muricciolo c’erano cocci aguzzi di bottiglia. Allora invocò Silvia alias Teresa chiedendole se per caso rimembrava la strada per l’ospedale e Silvia alias Teresa gli rispose scocciata che se avesse ricordato la strada non sarebbe morta così presto e Leopardi sarebbe stato meno depresso; cosa che sembra piuttosto strana ad immaginarsi, cioè un Leopardi allegro. A far compagnia a questa spensierata combriccola venne poi Ungaretti, anche lui in cerca dell’ospedale perché si sa che due chili di peperonata la sera fanno male. Sarà per questo che cominciò ad avere le visoni, ed appunto rivolgendosi ad una visone la chiamò “anima cortese mantovana”. Dopo aver pronunciato questa frase ecco arrivare Dante abbastanza alterato perché non aveva visto un soldo dai diritti d’autore e anche perché di ritorno dal 3° cerchio, tutti i golosi lo avevano inseguito cercando di mangiarselo perché dicevano che quell’alloro che portava in testa gli conferiva un ottimo sapore. Ecco allora spuntare Virgilio che decise di chiedere a Beatrice di accompagnare il suo protetto in paradiso per prendere un caffè in compagnia di Bonolis e Laurenti, provocando in Dante un’enorme depressione tanto che gli chiese se poteva tornare all’inferno.
Intanto arrivarono anche la polizia e i carabinieri, chiamati dagli abitanti del quartiere che non ne potevano più delle dispute poetiche: “ma perché non possiamo avere anche noi sotto casa, come in ogni quartiere che si rispetti, ragazzi ubriachi che litigano come se fossero in un programma della De Filippi, dove poi ci scappa la rissa e il morto? Perché noi dobbiamo avere questo branco di poeti scapestrati?”.
La polizia che appunto era arrivata con la pantera e i carabinieri che erano con la gazzella, fecero circolare tutti quanti, e poi scapparono a tutta birra perché i guardiani dello zoo li tampinavano cercando di catturare la gazzella e la pantera. E i nostri poeti uscirono a riveder le stelle, considerandosi fortunati di non vedere il sole a scacchi, brindando al mancato arresto con un bel bicchiere di chiare, fresche e dolci acque.
Mu. Come quell'ideogramma giapponese che vuol dire il nulla, l'ignoto l'indicibile, assioma della cifra tonda, l'enigma della non esistenza. Questa la frase che scorrazza su e giù per il mio blog, e più la leggo più mi accorgo che è l'esatta descrizione della mia testa. La scuola mi costringe ad immagazzinare nozioni sui nozioni (di cui solo la metà della metà della metà mi desta un po' di interesse) e quando ne immagazzini tantissime, ecco che te le senti comprimere le pareti della mia povera e rotonda scatola cranica. Fra un po' mi usciranno dalle orecchie... e vedere una fiumana di parole, formule, equazioni e vocaboli greci e latini uscire e andare inesorabilmente a ramengo non è uno dei migliori spettacoli a cui si possa assistere (ma con il Grande Fardello pardon Fratello posso pure reggere il confronto). Ma fra poco sarà tutto finito. Fra poco sarà tutto finito (e qua partono le rimembranze del Titanic, il che rende il post abbastanza depresso, deprimente e deprimibile). Voglio l'estate, anzi pretendo l'estate!!!!! O perlomeno, voglio le vacanze di Pasqua e relativi ovetti di cioccolato la cui funzione principale è farti venire il colesterolo e i sensi di colpa. Ma pazienza, evviva gli ovetti e soprattutto evviva il porta ovetto, che messo in testa ti fa tanto somigliare alla scimmia di Aladdin, com'è che si chiamava? Abu (con l'accento sulla u?)? Bah... forse... sì, Abu suona bene...
Domani si prospetta un venerdì di fuoco, o solo d'inferno e non perché sarò interrogata sulla Divina Commedia, ma perché dovrò studiare una mole di cose indescrivibile e assolutamente noiosa, e soprattuto inutile, altrimenti la professoressa mi aspetterà fuori dalla scuola con la mazza ferrata, pronta a darmela in testa, cosa che probabilmente succederà comunque. Oppure se non si vorrà sporcare le mani chiamerà il soldatino di stagno che arriverà con la gazzella di latta, e con il manganello di ferro mi farà un bel braccio di gesso e una gamba di legno. Male che vada sembrerò un lavoro uscito dalle pagine della rivista Fai da te.
Ah, vorrei tanto poter dire "basta, me ne vado" come ha fatto il nanetto fancazzista alla trasmissione della Strega Ursula (della Sirenetta), no volevo dire Vanna Marchi, nooo... Lucia Annunziata. Vabbè, lapsus freudiano, si assomigliano tutte e tre! Anche se Ursula ha un colorito più sano, sarà che "in fondo al maaaar" la vita è meno stressante.
E per concludere in bellezza: ho scoperto che esiste il blog dedicato (ma dove siamo finiti?) a Daniele Conte. Basta poco per descrivere quest'aborto di ameba, questa specie di protozoo nullafacente ovvero ----> Bastione della non attività, pilastro del chissenefrega plenetario. E siccome odio a priori chiunque transiti dalla De Filippi o dal suo rotondo, rotolante marito dalla lingua serpentina, anche fosse il loro panettiere di fiducia, aspettatevi un bel post al vetriolo su di lui, l'altro pseudoprotozoo che risponde al nome di Costantino e l'amico suo bacillo d'aviaria Interrante, emblemi tutti quanti di quanto sia caduta in basso l'Italia.
Dovete sapere (o se anche non lo volete sapere non importa, ve lo racconto lo stesso) che quando mi capita guardo "Malcom" un telefilm molto carino, di cui ora vengono trasmesse le nuove puntate (Italia 1 h. 15.55 ca). Di questo telefilm mi ha sempre affascinato il doppiaggio, mi piace tantissimo. Appunto per questo ieri sono rimasta così: ![]()
Cos'è questa storia del cambio di voci? Fra parentesi non li ho riconosciuti nemmeno i doppiatori. Certo, ormai essendo abituata a Ilaria Latini (Malcom), Tatiana Dessi (Reese) e Francesca Manicone (Dewey), tra l'altro Ilaria e Francesca le ho incontrate due anni fa, questo cambio proprio non mi va giù. Non voglio mettere in discussione l'indubbia bravura di questi tre nuovi doppiatori ma ora i personaggi sembrano altre persone...