Rievocando le mie avventure in terra sicula con Nelanor, con inusitata energia scriverò delle mie peripezie, perchè questo scarno commento era effettivamente scarno. Scarnificato. Decomposto proprio. Galeazzi deperito. Costanzo prosciugato. Vabbè, avete capito. Tanto più che ora posso anche mostrarvi le foto (facendo bene attenzione postare quelle dove io non compaio, per il bene di tutti).
Però lo faccio domani, perchè l'inusitata energia è già scomparsa.




Befane e befani...
...Auguri!
Ta-dahhhh!!!! Sono tornata. Ebbene si.
Rieccomi sul blog reduce del capodanno bolognese. 30-31-1 non stop a spasso per la città del ministro mortadella. Spero che nessun bolognese legga questo post perchè dopo averlo scritto, pennarellone indelebile alla mano, andrò a cancellare Bologna dalle cartine geografiche che ho a casa.
Siccome oggi mi sento accidiosa, non ho proprio voglia di scrivere tutte le mie avventure. Vi enuncierò i fatti salienti:
1. L'ostello non era male, a parte i bagni in comune e un letto a castello alto quanto il K2. E a parte il fatto che si trovava a 6 km da Bologna in una landa brulla e desolata.
2. A Bologna gli autobus non passano la domenica e i festivi. E se passano, passano ad orari assurdi. Così il 31 puntualmente perdiamo l'unico che c'era. Problema risolto con l'autostop di emergenza.
3. Data la penuria degli autobus abbiamo dovuto prendere anche dei taxi. Non essendo pratiche di tassametri, leggere "supplementi euro" 11 oltre al prezzo da pagare ci inquietava non poco.
4. La festa in piazza era... piuttosto squallida. C'era un palco, i dj (Apocalypso) mettevano su i dischi (Bobby Solo....!), a mezzanotte si bruciava il pupazzo che era in piazza. Era un pupazzo bianco, bello grosso, particolarmente brutto, con tutto intorno un cordone rosa, lungo diversi metri. Sembrava che gli avessere preso l'intestino e passato intorno a mo' di sciarpa, per un risultato da Jack The Ripper veramente orrendo.
5. La notte del primo gennaio, dall' 1.40 alla disperata ricerca di un taxi. Saranno stati 8.000 gradi sotto lo zero, dall'1.40 alle 3.30 davanti alla stazione a cercare 'sti benedetti taxi. Niente. Ci siamo quindi rinchiuse in un bar fino all 6. Alle 6.08, miracolo, un taxi libero. Di corsa all'ostello, preparazione dei bagagli, autobus, treno, finalmente a casa.
L'anno prossimo, sto a casa. E che nessuno provi a fermarmi.