venerdì, 31 luglio 2009, ore 10:57

Ieri se ne è andato un altro grandissimo del doppiaggio, Renato Izzo, capostipite di una grande famiglia di artisti. Grande doppiatore, e soprattutto grande direttore e guida per le nuove leve, mi unisco alle più sentite condoglianze alla famiglia Izzo. Nel blog del mio amico Marco Bonardelli c'è un bel ricordo di lui fatto da Giorgio Lopez, leggetelo perché io non potrei dire di più né di meglio.
Darthy
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mercoledì, 29 luglio 2009, ore 15:05

Qui diedi apertamente del nazista al papa. Qui invece dissi che il governo non funziona. Alla luce di questo report di Shinystat riguardante le ultime quindici visite al mio blog, comincio ad avere seriamente paura. Qualora non doveste più avere mie notizie sappiate che è perché sono stata rapita, torturata, barbaramente uccisa ed infine gettata in una fossa comune dai servizi segreti vaticani o da quelli governativi. O più probabilmente da entrambi.

Adieu.



Darthy
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martedì, 28 luglio 2009, ore 10:18






Dunque. Dunque. Prima, diciamo quattro stagioni fa. Anzi no, tre perché poi sono cominciati i flashforward... Prima il presente era il presente per tutti, ma i flashback erano il passato. Poi con la quarta stagione c'era il presente e il futuro ma il futuro era il futuro nel futuro e il presente era il presente nel presente, giusto? Ma adesso il futuro è il presente e il presente è il passato? O forse il futuro è il presente di quelli che sono andati via dall'isola e il presente di quelli sull'isola è il passato rispetto al futuro di quelli fuori dell'isola? Ma adesso che l'isola si sposta nel tempo, il passato diventa presente e il presente diventa futuro e il futuro diventa ancora più futuro?
Ma se il presente non è più presente e il futuro non è più futuro ma il passato è sia passato che presente che futuro? E se...

Vabbè, sapete che c'è?

"Noi sappiamo ogni cosa! Passato… presente… e futuro! (l’idromassaggio andrà alla grande!) 


Mannaggia a me e quanto dissi: "oggi comincia un nuovo telefilm, vediamo com'è...".



Darthy
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giovedì, 16 luglio 2009, ore 14:58

Reduce da Harry Potter 6 c'è una cosa che sopra ogni altra mi preme dire: è vero che le mie lenti costano centotrenta euro cadauna e che la nuova montatura degli occhiali mi è costata novantacinque euro, ma cribbio: non ci vai a zampe all'aria per trecentocinquantacinque euro di occhiali! Per cui, carissima Hermione Granger, comprateli! Bifocali, da miope, da astigmatico, qualsiasi cosa, purché te li compri! Così poi ti rendi conto che, in effetti, tra Ron e McLaggen c'è un'impercettibile differenza.

Fatto questo piccolo ma doveroso appunto certo è, comunque, che questo film mi ha fatto spisciare dalle risate (chiedo venia per il termine trivial-goliardico ma è l'unico che rende adeguatamente l'idea). E pensare che, in teoria, dovrebbe essere un episodio abbastanza cupo e triste (stile Meredith Grey, per intenderci) che fa da preludio a tutta quella morte e distruzione de "i doni della morte", libro che documenta il passaggio a tutti gli effetti di zia Rowling al lato oscuro della forza (come ebbi modo di capire a suo tempo).

Detto pure questo, mi sento in dovere di informare i miei affezionati venticinque lettori che credo proprio che questo film tornerò a vederlo. Non è in genere mia abitudine tornare al cinema a vedere due volte lo stesso film, tranne che per rarissime eccezioni come "Titanic" o "Viaggio al centro della Terra in 3D" (questo perché, diciamolo, Brendan Fraser, per di più in 3D, vale da solo il prezzo dei bliglietti), ma il fatto di aver superato l'ostico esame di filosofia del diritto con un più che accettabile 26 (io che avrei acceso tutti i ceri da qui a Reggio Calabria pur di prenderci di 18) mi consente il lusso di tornare al cinema a divertirmi prima di pensare a tutto lo stress che mi aspetta mentre preparerò diritto privato per settembre.

Che altro c'è da dire? Ah, già. Va bene che il film sembra più una commedia brillante che un fantasy e che ci sono più ormoni vaganti qui che in un libro del cerebroleso per antonomasia (dai che avete capito a chi alludo e qui potete appunto farvi un'idea della stima che nutro nei confronti di Voi-sapete-chi) ma forse tutto il tran-tran tra Ron ed Hermione è stato reso in maniera un po' troppo esplicita tanto che i due signori di mezza età seduti un paio di file dietro di noi, che commentavano il film con un fastidiosissimo accento napoletano e che sostanzialmente non ci capivano una ceppa, per qualche recondito motivo che tra i due ci fosse del tenero latente, quello l'hanno capito subito (anche perché in questo senso Emma Watson è bravissima). E comunque io mi rifaccio all'incipit del post, così che il cerchio si chiuda: ma come, dico e ripeto come, si fa?



Darthy
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domenica, 12 luglio 2009, ore 12:13

Di ritorno da Amelia, città che richiama alla mente la fattucchiera che ammalia e che ha visto le scorrazzate giovanili di tale Mario Girotti, meglio noto come Terence Hill, mi accingo a narrare gli eventi salienti occorsi in ambiente amerino.

Nella data di ieri mi trovavo ad Amelia per disputare la tenzone di tiro con l'arco storico, ossia il torneo di arceria storica (cioé medievale: lo medioevo soglie essere illa etate ove i populi et le genti favellavano in ista maniera istrana et incomprensibile) valido per il campionato italiano, che poi valido un par de ciufoli dato che la gente interpreta i regolamenti con l'ottica dell'analogia legis e dell'analogia iuris (leggasi: ognuno fa come gli pare) con la poi spiacevole conseguenza di far annullare diverse situazioni di tiro (guarda caso proprio quelle dove io avevo fatto un fracco di punti).

Ad ogni modo tutti noi arcieri, finito il torneo, ce ne stavamo nel un chiostro di un ex-convento francescano dove ci era stato offerto il pranzo, e dove io attendevo con ansia che la fila per il bagno si accorciasse di molto. Dato che non c'era possibilità alcuna che suddetta fila si accorciasse in tempi brevi, più e più volte ritornai mestamente al mio tavolo, con il capo chino cosparso di cenere. Mi alzai infine per l'ennesima volta, intenzionata a buttar giù la porta ed ad aggredire chiunque si fosse frapposto tra me e il water. Sennonché tre arciere (si dice arciere, al femminile? Boh) del mio gruppo annunciano che avrebbero anche loro fatto la fila per il bagno, con mio sommo disappunto (capirete presto il perché).

La ria sorte vuole che il bagno si sia liberato immantinente e che io venga invitata ad entrare, dato che erano più o meno venti minuti che giravo intorno a quella porta con aria famelica. Fatto sta, comunque, che sarebbe stato alquanto imbarazzante andare in bagno sapendo che poi sarebbero entrate persone di mia conoscenza (non occorre certo che vi stia a dire il motivo: vi dico solo che a pranzo avevamo mangiato zuppa di farro e porchetta). Per questo motivo declino gentilmente e accampo scuse improbabili: "no, no, andate, io devo... finire di leggere questa targa!". Quindi mi piazzo lì, bel bella, sotto la targa in marmo che commemorava qualcheduno morto in qualche tragica circostanza. Accanto a me una mia piccola amica arciera (si dice arciera, al femminle? Boh), Sara, sei anni appena computi. Leggendo la targa la nostra attenzione si focalizza, per qualche oscura ragione, sulla parola "Messina". Per qualche altra oscura ragione mi impelago in un discorso socio-geografico-politico con suddetta bambina di sei anni. Le chiedo, ad esempio, se sa come è fatta l'Italia. Appurato dopo un po' che l'Italia non è tonda ma che ha la peculiare foggia di stivale e che Saretta non ha la più pallida idea di come sia fatta la Sicilia, ci sediamo su una panca li vicino per continuare suddetto discorso socio-geografico-poitico. Poiché, guarda caso, io indossavo un paio di stivali, comincio a descrivere brevemente la nostra Repubblica delle Banane. Dopo aver illustrato un po' ad occhio ed un po' a cacchio le varie regioni d'Italia sul mio stivale destro, giungiamo infine alla Calabria ed alla descrizione dello stretto che la separa dalla Sicilia.

"Se vuoi andare in Sicilia devi prendere l'aereo oppure il traghetto perchè tra la Calabria e la Sicilia c'è un un pezzettino di mare largo più o meno una quindicina di km. Sono pochi, eh! In alcuni punti poi è ancora più stretto. Infatti se sei sulla punta della Calabria puoi vedere la Sicilia. Quando io sono andata in vacanza in Calabria, di notte potevo vedere le luci di una città in Sicilia. E siccome lo stretto è così stretto, hanno pensato di farci un ponte che lo attraversi, così non devi più prendere il traghetto. Ma siccome il governo non funziona, il ponte non lo faranno mai".

"Perché il governo non funziona?". Beata innocenza.

"Eh, tu adesso sei piccola, come te lo spiego? Comunque fidati, il governo non funziona".

Appena pronunciate tali gloriose parole mi accorgo che in piedi, di fianco a me, c'era un tizio tutto tirato a lucido che indossava un completo nero gessato. Penso "che culo Piera, l'hai detto davanti al sindaco di Amelia, magari è pure del Pdl...". Faccio in tempo si e no a formulare codesto pensiero che, girata la testa di mezzo grado verso destra mi trovo davanti Francesco Rutelli che rivolge a me ed a Saretta un marpionico "Ciao..." in pure stile Fonzie se non fosse che non aveva i pollici su.

In quel mentre esce dal bagno la mamma di Saretta e le faccio: "hai visto, c'è Rutelli, c'è pure la tv. Quello è Rutelli no?" E lei mi risponde: "ma sì, mi pare di sì. Non mi avranno mica inquadrato mentre uscivo dal bagno?"

In effetti, prima di trovarmi davanti il senatore, stavo per cominciare a spalare merda sul governo Berlusconi, in termini ovviamente più edulcorati di quanto faccia di solito, dato anche il target del mio pubblico. E quindi se mi ha sentito dovrebbe avergli fatto piacere, dato che tiravo acqua al mulino dell'opposizione. Un po' meno piacere dato che il Ponte sullo Stretto era anche nel suo programma politico per le elezioni politiche del 2001.

Ad ogni modo, come quando a Taormina insultai Luisa Corna ignorante del fatto era dietro di me, prima di parlare sarà bene che mi guardi bene intorno, dato la mia innata capacità di attirarmi addosso figure di merda.


Darthy
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mercoledì, 01 luglio 2009, ore 12:31

In accordo a quanto vergato in precedenza, narro qui il prosieguo della mia epopea di regresso adolescenziale. Poiché dunque avvenne che all'esame del 3 giugno racimolai un bel ventotto e lo stesso accadde all'esame del 22 (boo-yah!, sarò mica troppo secchiona?) diciamo che il dvd di Hannah Montana capitava proprio a fagiuolo. E se ciò non bastasse, se cioè girare per casa con gli occhialini con le lenti colorate perché il concerto in 3D è proprio figo mi sembrava poca cosa, vi dico pure che le canzoni di Hannah Montana sono assurte a norme programmatiche della mia rinnovata esistenza. Canzoni come "The climb", "Life's what you make it", "Make some noise", "Good and broken", "Nobody's perfect", "You'll always find your way back home" o "Right here" sono diventate i precetti etico-moral-filosofici (anzi, filosofici proprio no, data la mia poca stima per la filosofia, per chi la fa e soprattutto per chi la studia) del mio rinnovato stile di vita, atto a far sì che con un po' di ingegno le cose non vadano tutte a manca.

Chiusa momentaneamente la parentesi cultural popolare, un'altra questione debbo vagliare (fa pure rima). E cioè il fatto che, dovendo studiare quel figlio di buona donna di Hegel in vista del prossimo esame (ehi, non crediate che, stando a quanto detto sopra, io sia una subdola ipocrita: non ho scelto mica di mia spontanea volontà studiare filosofia: mi tocca), quegli interminabili minuti di studio mi portano a riflessioni estemporanee di tal fatta: "15 euro e 49 per il libro di filosofia su quel deficiente di Hegel. Forse 'sti soldi avrei fatto meglio ad investirli nella droga, tanto il risultato è comunque quello di fumarmi il cervello...". Per non parlare di quando cominciai a prendere a pugni l'armadio e additando il libro con fare minaccioso gli urlai contro "io ti do fuoco!". Ora, in effetti, a cos'altro potrebbe in effetti servire un libro pieno di espressioni come "differenza indifferente, mediazione immediata, tautologia tautologica" se non per cuocerci le salsicce alla brace? Per cui credo proprio che se avrò in sorte di passare l'esame con un voto qualsiasi, mi produrrò in un bel falò stile Fahrenheit 451. Oh, yes! Fricky-fricky WORD!


Darthy
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